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Fusione per incorporazione tra due società comunitarie con stabile organizzazione in Italia – applicabilità dell'art. 181 del Tuir anche alle operazioni di cui alla lettera d) dell'art. 178 del Tuir
Venerdì, 12 Gennaio , 2018
Con la risoluzione n. 161/E del 22 dicembre 2017 l'Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello in cui si chiede se in una operazione di fusione tra soggetti comunitari non residenti che operino nello Stato attraverso stabili organizzazioni siano astrattamente riportabili le perdite fiscali pregresse prodotte dalle rispettive stabili. Nel caso analizzato la fusione riguarda due società residenti in Francia e in Lussemburgo. Ambedue dotate di una stabile organizzazione in Italia. La stabile organizzazione della società francese, per effetto dell'operazione, subentra nella titolarità di tutte le attività e le passività e di tutti i rapporti giuridici esistenti presso la stabile organizzazione italiana della società incorporata. Con la risoluzione si chiede se, per effetto della fusione transfrontaliera, le perdite siano riportabili nella stabile organizzazione dell'incorporante, trovando applicazione, per analogia, il disposto dell'articolo 181 del Tuir. Per l'operazione di fusione transfrontaliera trova applicazione il principio di neutralità e di continuazione dei valori fiscali sanciti dal Tuir in materia di fusioni 'domestiche', nei limiti in cui la stabile organizzazione mantenga inalterato il complesso dei beni, diritti ed obblighi facenti capo ad essa anteriormente alla fusione. Con riguardo alla possibilità di utilizzare le perdite fiscali pregresse realizzate, prima della fusione, dalla stabile organizzazione della società incorporata, l'articolo 181 del Tuir dispone che le perdite fiscali sono ammesse in deduzione da parte del soggetto non residente alle condizioni e nei limiti di cui all'articolo 172, comma 7, proporzionalmente alla differenza tra gli elementi dell'attivo e del passivo effettivamente connessi alla stabile organizzazione sita nel territorio dello Stato risultante dall'operazione e nei limiti di detta differenza. Benché detta disposizione faccia riferimento soltanto alle fusioni e alle scissioni totali transfrontaliere in cui la società incorporata o scissa italiana si trasformi in una stabile organizzazione della società incorporante non residente, per ragioni di ordine logico sistematico si ritiene che la stessa debba trovare applicazione in relazione a tutte quelle operazioni di riorganizzazione poste in essere tra soggetti comunitari non residenti in Italia che comportino nello stesso Stato italiano una costituzione o una aggregazione o un semplice trasferimento di stabili organizzazioni. Tuttavia, qualora l'intero patrimonio della stabile organizzazione della società incorporata confluisca nella stabile organizzazione della incorporante costituita appositamente in occasione dell'operazione straordinaria, non si verifica un'integrazione di attivi e, pertanto, la disciplina che limita il riporto delle perdite fiscali non troverà applicazione.
(Vedi risoluzione n. 161 del 2017)

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